• Giada Palma

Empethy: Il primo motore di ricerca per un'adozione consapevole

Ciao a tutti! È passato un po’ di tempo dall’ultimo post, merito di un periodo molto intenso, che mi ha tenuta lontana dalla scrittura!


Oggi però faccio ammenda portandovi una nuova storia, quella di due giovani donne e amiche di lunga data, Lorenza Silvestri e Annamaria Barbaro, che insieme hanno fondato Empethy, un marketplace per il settore pet, ora incubato dall’Università Bocconi, che mette in contatto volontari, associazioni e canili con potenziali adottanti; la missione di Empethy è quella di fornire alle persone gli strumenti per trovare in modo semplice e consapevole l’animale più adatto secondo le loro esigenze. Ho contattato Lorenza, e mi sono fatta raccontare la loro storia dall’idea iniziale fino ai progetti futuri.


Da dove nasce l’idea

Il settore delle adozioni soffre di diversi problematiche tutt’ora poco considerate su due fronti principali:

1. La visibilità degli annunci è spesso affidata a gruppi facebook e social network. Questo significa che vediamo annunci dal contenuto povero e di difficile reperimento perché fortemente time sensitive; inoltre gli annunci sono spesso pietistici, fanno leva sulla compassione per un animale in difficili condizioni.

2. Gli aspiranti proprietari sono spesso poco informati su quale sarebbero le scelte più adatte a loro, e questo genera un collocamento sub-ottimale degli animali.


Di fronte a queste evidenti lacune nel sistema del collocamento degli animali abbandonati, Lorenza e Annamaria hanno deciso di fondare la loro startup “made in sud” che si pone l’obiettivo di migliorare il processo dell’adozione sia dal punto di vista del futuro proprietario che da quello di animali e associazioni.



Lorenza e Annamaria

La storia di questa startup è prima di tutto un racconto di un’amicizia che nel tempo si è arricchita di nuove componenti. Lorenza si è laureata in marketing e comunicazione ed da molti anni fa la volontaria nei canili “avrei sempre voluto un animale domestico, ma mia madre era ferma sul suo no. Così ho trovato un altro modo per poter stare vicina agli animali”, mi racconta per spiegare la sua scelta.

Annamaria invece è laureata in economia e finanza, e si accorge di quanto sia difficile trovare informazioni e profili di animali da adottare mentre sta cercando un cane per sua zia.

“Gli attuali canali di ricerca di un animale sono Google e le pagine Facebook, dove però si creano gruppi molto numerosi e la visibilità degli appelli è minima, così come per le richieste”, racconta Lorenza.


Un problema di coordinamento tra domanda e offerta

Non è solo difficile reperire gli appelli, ma anche avere informazioni complete sull’animale, sulla possibilità di integrarlo con gli altri membri della famiglia (pensiamo solo ai bambini o agli altri animali) e altresì mettersi in contatto con le associazioni. Le ricerche sono dispendiose e poco accurate, così chi vorrebbe adottare un animale spesso finisce per scoraggiarsi e lascia perdere. Le associazioni ne sono in qualche modo consapevoli, e giocano la carta della pietà per spingere all’adozione impulsiva così, il volonteroso salvatore, può ritrovarsi in stallo un animale incompatibile rispetto alle sue esigenze e competenze.


Lorenza è critica rispetto a questo approccio: “E’ stato dimostrato in diversi studi che se fai leva su emozioni negative non porti all’azione, al contrario della comunicazione positiva. E' fondamentale poi che i futuri proprietari siano pienamente consapevoli di cosa stanno cercando.”


L’idea fondamentale alla base di Empethy è quella di creare una piattaforma dove coordinare meglio domanda e offerta, aiutando anche chi sta cercando un animale sviluppare una maggiore consapevolezza, così da evitare successivi nuovi abbandoni.


L’attenzione alla formazione, all’educazione delle persone e la valorizzazione degli animali in adozione sono forse i primi aspetti che ho notato sul sito, dimostrando che gli intenti delle fondatrici si traducono efficacemente nella comunicazione ai fruitori. Il tone of voice è proprio quello della gioia che si prova accogliendo un nuovo membro all’interno della propria famiglia.


Il punto di partenza

Empethy si è sviluppato un po’ per volta, attraverso una grande operazione di ascolto delle varie esigenze delle parti coinvolte. Inizialmente infatti sono partite da un’analisi pratica del modo in cui venivano veicolati gli appelli e rispetto a quali tipologie di persone facevano richiesta attraverso i gruppi.


“Abbiamo cominciato ad osservare i gruppi e ad intervistare associazioni e persone che hanno adottato; rispetto al randagismo c’è ancora una scarsa sensibilità anche perché non ci sono canali di comunicazione adatti”.


A partire da queste ricerche, hanno poi creato criteri validati per mappare le informazioni necessarie a migliorare la qualità e il numero delle adozioni, ad esempio a seconda della taglia, dell’età, del genere e della compatibilità con altri animali o bambini. A quel punto è stato possibile creare delle schede pet standardizzate e un sondaggio presso le associazioni ne ha rilevato il concreto interesse.


Empethy effettua un controllo preventivo sulle associazioni per verificarne la serietà, e le adozioni sono sempre gratuite. Una volta approvate, le associazioni hanno poi una pagina personale dove possono caricare le adozioni e le regioni da cui provengono gli animali.


Anche se il progetto è nato un anno e mezzo fa, la società è stata registrata nel 2021 e il sito è stato lanciato soltanto a settembre dell’anno scorso. Il successo però è stato immediato, e in nemmeno 9 mesi ora la piattaforma conta oltre 400 associazioni, 2500 appelli e 600 adozioni già veicolate.


Il modello economico

Nato come un progetto autofinanziato, ora Empethy può contare sui 30mila euro stanziati dall’Università Bocconi e sulle competenze messe a disposizione dall’acceleratore B4i.

Sebbene il servizio sia gratuito sia per gli adottanti che per le associazioni, l’obiettivo a medio termine però è quello di rendere Empethy profittevole attraverso servizi premium, partnership con professionisti e convenzioni sul territorio.


Ogni anno i comuni spendono 200 milioni di euro per il mantenimento degli animali randagi. Sono cifre importanti, ma rispetto alle quali il livello di trasparenza è ancora molto basso, mancando sistemi gestionali interni ai canili che permettano di tenere traccia degli animali ospitati, generando distorsione sia sulla distribuzione dei fondi sia sui reali numeri del randagismo in Italia. Guardando al futuro, Empethy vuole raggiungere la trasparenza anche rispetto alle risorse allocate, creando un database di informazioni molto più ricco ed affidabile, a tutela sia dei comuni che degli animali.


Delle tante imprese sociali che ho raccontato nel mio libro, questa è la prima che si occupa degli animali, ed essendo un’adottante seriale di gatti randagi, ne sono rimasta da subito colpita; come tutte le idee più valide è semplice, risolve un problema reale ed è scalabile.


Auguro a queste due ambiziose e giovani donne il più grande successo e chissà che anche voi, andando a sbirciare su Empethy, non incontriate il prossimo membro della vostra famiglia!




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