• Giada Palma

Come prosegue il Women Innovators Prize?



Nel libro Donne che innovano ho raccontato le storie di 20 imprenditrici europee che sono state vincitrici o finaliste del premio europeo per l'innovazione femminile. Il libro è uscito ormai un anno fa, e le storie descritte si estendono fino al 2021. Quest'anno ero curiosa di vedere quali novità ci fossero all'orizzonte, per un duplice motivo: da un lato l'incontro con le finaliste è stato davvero un momento speciale, con alcune sono rimasta in contatto, altre sono state invitate a importanti festival e abbiamo condiviso bei momenti anche live, e quindi c'è in me l'interesse prima di tutto umano per le donne straordinarie che animano il panorama dell'innovazione a livello europeo; dall'altra ero curiosa di vedere verso cosa si sta indirizzando l'UE, quali innovazioni premia, cosa immagina per il nostro futuro. Citarle tutte sarebbe stato un compito troppo grande, e quindi ho scelto di riportarvi solo le 4 vincitrici, con le loro storie e nuove idee da raccontare.


Merel Boers


Gli infarti sono ancora la prima causa di morte e invalidità al mondo, con 5 milioni e mezzo di morti all’anno e altrettante persone che subiscono danni celebrali (i dati sono quelli della World Stroke Organization). Se moltiplichiamo poi il numero di infarti ogni anno a livello globale e li moltiplichiamo per la nostra aspettativa di vita, arriviamo alla stima secondo cui una persona su 6 avrà un infarto a qualche punto della propria esistenza. Per questo la ricerca di Merel, la giovane olandese cofondatrice e CEO di NICOLAB, si è guadagnata il titolo di vincitrice del premio dell’Unione Europea.


Nicolab infatti mette a disposizione dei medici una tecnologia innovativa, basata sull’intelligenza artificiale e altamente personalizzata. Riconoscere i primi segni di un infarto, infatti, è il primo passo per dare al paziente un’occasione di guarigione e di ritorno alla vita normale. E Merel Boers è la scienziata che ha dedicato la propria vita a cercare di ridurre questi numeri.


Come può un algoritmo aiutare nella cura del paziente?


Quando un paziente arriva in ospedale in emergenza, è essenziale ma anche complesso prendere le decisioni giuste nel minor tempo possibile. Nicolab è stata fondata nel 2015 in seguito al trial Mr Clean come spin-off dell’Amsterdam University Medical Centers con una squadra di ricercatori, sviluppatori e medici specializzati. I Mr Clean è stato il primo trial clinico che ha provato i benefici di un trattamento endovascolare, portando a un cambio di paradigma a livello mondiale nel trattamento dell’infarto acuto e nel triage.


Quando un paziente entra in ospedale con il sospetto di un infarto, la prima cosa da fare è determinare se questo è stato causato dall’ostruzione di una vena che conduce al cervello. Occorre capire in fretta se per il paziente sia meglio: usare un catetere per rimuovere l’ostruzione, combinare diversi trattamenti o non intervenire, lasciando che l’ostruzione segua il suo corso.


Le soluzioni basate sull’intelligenza artificiale permettono di migliorare le informazioni a disposizione dei medici, e il neuro imaging aiuta i medici aconfermare la presenza e la localizzazione di un’ostruzione, ma fornisce anche tante altre informazioni. Oggi si possono osservare determinate caratteristiche dell’ostruzione come la posizione, la dimensione e composizione, che hanno il potenziale di predire il trattamento con maggiori chances di successo. Mentre la localizzazione o la dimensione possono essere valutate in modo intuitivo attraverso un’ispezione, la composizione risulta più difficile da determinare, portando molti ricercatori a ricercare altre misurazioni della composizione derivate dal neuro-imaging, come la “perviousness”. E qui entra in gioco l’intelligenza artificiale, i cui algoritmi permettono di analizzare l’ammasso più velocemente e diventare parte integrante del triage del paziente.


La società opera in Australia ma ha sede ad Amsterdam e sta espandendo la sua presenza a livello globale.



Mathilde Jakobsen


Danese, è cofondatrice e CEO di Fresh.Land, una piattaforma digitale che accorcia e digitalizza la catena di fornitura alimentare fornendo un accesso semplice al cibo di alta qualità. Fresh.Land è nata dal grido d’aiuto di un agricoltore portoghese.


L’industria alimentare è responsabile di circa il 26% delle emissioni di CO2 a livello globale e 1/3 del cibo prodotto viene gettato. Accorciando la filiera dall’azienda produttrice alla forchetta, riduciamo sia gli sprechi che le emissioni.


Per decenni, Artur aveva cresciuto delle arance estremamente saporite, eppure vedeva erodersi i suoi margini e ogni anno l’intermediario a cui vendeva le sue arance lo spingeva ad abbassare i prezzi. Un anno, il prezzo offerto era così basso da non coprire i costi di Artur, che decise di lasciare le arance a marcire sugli alberi. Fresh.Land è stata creata per aiutare Artur e tutti i contadini come lui a vendere le loro arance.


All’inizio l’idea era quella di bypassare l’intermediario e vendere direttamente ai supermercati. L’azienda è stata costruita come azienda sostenibile, che fornisce arance appena raccolte, e da lì si è espansa agli agrumi, avocado e verdure. Cambiando il business model degli agricoltori, ci si è focalizzati sul vendere direttamente ai consumatori invece che supermercati. La Fresh.Land di oggi fornisce prodotti gustosi, sicuri ed economici direttamente dal produttore.


La strada non è priva di deviazioni e battute d’arresto. Devo dire che trovo unico lo stile aperto e trasparente con cui l’azienda racconta sul suo stesso sito le sfide perse, gli errori commessi, come intende rimediare. Il mercato d’origine è il Portogallo, quello di destinazione il nord Europa. Nata in Danimarca, l’azienda ha dovuto gestire un ritardo nei finanziamenti e una crescita troppo rapida. Diversi errori di previsione e nella gestione degli imprevisti hanno creato un danno di immagine e costretto a chiudere la filiale danese, spostando il business in Germania e in Olanda. Creare un'impresa da zero, a maggior ragione inovando un settore tradizionale come l'agricoltura, è un percorso ad ostacoli; condividere anche i propri fallimenti diventa allora una lezione utile per chiunque sappia ascoltare. Dimostra anche grande maturità e umiltà, a mio avviso.



Daphne Haim Langford


Tarsier Pharma è un’azienda israeliana che sviluppa soluzioni mediche dirompenti per il trattamento e la cura di disturbi oculari infiammatori autoimmuni. Daphne è una biotecnologa ed è la fondatrice e CEO dell’azienda. La start-up non è ancora sul mercato, trovandosi allo stadio clinico finale nello sviluppo di soluzioni medicali bio inspired utilizzando le competenze e l’esperienza di alcuni tra i più noti esperiti in distubi infiammatori oculari a livello mondiale. Le soluzioni sviluppate dall’azienda dovrebbero essere in grado di combattere una serie di disturbi autoimmuni.


Le infiammazioni oculari possono colpire la parte anteriore o posteriore dell’occhio. Le uveitis sono quelle più comuni, ma l’infiammazione è un meccanismo critico nella patologia di altri disturbi come la siccità oculare, l’edema maculare diabetico o la degenerazione maculare legata all’anzianità. Nel mondo, centinaia di milioni di persone di ogni età soffrono infiammazioni agli occhi, e queste condizioni mettono a rischio la stessa possibilità di vedere. Capiamo quindi la forza dirompente di una ricerca con un mercato potenziale estremamente ampio.


Daphne è anche la presidentessa dell’organizzazione di bio-mimetica israeliana, un’organizzazione non-profit che promuove l’innovazione sostenibile ispirata dalla natura.

Ho parlato di bio-mimetica anche nel mio libro, Donne che innovano, a proposito di Maria-Pau Ginebra, la scienziata spagnola che ha sviluppato un tessuto osseo utilizzabile per impianti ossei in ambito dentistico, o con Josefine Groot, che attraverso QLayers ha sviluppato una pittura per grandi superfici a contatto con fluidi (aerei, navi cargo o passeggeri etc..) che riproduce le scanalature presenti sulla pelle degli squali per ridurre l'attrito superficiale.



Ailbhe and Isabel Keane


Queste due sorelle irlandesi di Galway sono le fondatrici di Izzy Wheels, un'azienda che ha regalato l'accesso al fashion anche al mondo dei disabili. Il loro è il premio rising innovators, una sottocategoria riservata agli emergenti.

Una delle due sorelle, Isabel detta Izzy, è nata con la spina bifida, e per questo è costretta fin dall'infanzia a vivere su una sedia a rotelle, essendo paralizzata dalla vita in giù. Per Izzy la sua sedia a rotelle è sempre stata un simbolo di libertà, ma nonostante ciò attraverso la carrozzina non sentiva di potersi esprimere.


Per amore della sorella Ailbhe ha disegnato una serie di copri ruota colorati, che ne esprimessero la personalità giocosa ed esuberante. Dal 2017 le due sorelle hanno collaborato oltre 100 con artisti e fashion designers da tutto il mondo per trasformare la sedia a rotelle in un fashion statement.


Izzy Wheels offre ordini personalizzati per ogni persona, e di ogni copri ruota unico, raccontano, "è unico e viene fatto con amore in Irlanda”, impacchettato a mano in una confezione luxury arcobaleno che è stata disegnata appositamente. Forse proprio per il suo spirito, Izzy Wheels è stata la prima casa di moda votata alla disabilità ad aver collaborato con alcuni dei brand più famosi al mondo, da Barbie (2019), a Hello Kitty (2020).

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